Ognuno può suonare
senza timore e senza esitazione
la nostra campana.
Essa ha voce soltanto
per un mondo libero,
materialmente più fascinoso
e spiritualmente più elevato.
Suona soltanto per la parte
migliore di noi stessi,
vibra ogni qualvolta
è in gioco il diritto contro la violenza,
il debole contro il potente,
l’intelligenza contro la forza,
il coraggio contro la rassegnazione,
la povertà contro l’egoismo,
la saggezza e la sapienza
contro la fretta e l’improvvisazione,
la verità contro l’errore,
l’amore contro l’indifferenza.
Adriano Olivetti
In un’epoca in cui il progresso e il profitto sembrano dominare ogni aspetto della vita, Adriano Olivetti ha saputo tracciare una visione di mondo che unisse bellezza, giustizia e umanità. È importante riflettere sulla sua figura, non solo come imprenditore, ma come uomo che ha cercato di costruire una società migliore, in cui il lavoro non fosse alienante, ma fonte di riscatto e di crescita per ogni individuo. Il suo sogno era quello di creare un mondo dove a nessuno fosse negato il diritto alla pace, un mondo in cui tolleranza e bellezza non fossero parole vuote, ma valori concreti da vivere ogni giorno. La sua visione era radicale e innovativa: Olivetti, infatti, non si limitava a pensare all’innovazione tecnologica come fine a sé stessa, ma la vedeva come uno strumento per migliorare la vita delle persone e trasformare la società. La sua azienda non era un semplice luogo di lavoro, ma un centro di vita e di bellezza: ogni sua creazione, dalla macchina da scrivere Lettera 22, ora esposta nei musei come oggetto di design, alla cura degli spazi aziendali, rispecchiava il suo desiderio di coniugare funzionalità ed estetica, tecnologia e umanità. Sullo sfondo di questo suo sogno si intravedono le sue aziende, che si stagliano come testimoni di un legame profondo con le radici e di un impegno verso un futuro di libertà. L’impresa, per Olivetti, non doveva essere solo un meccanismo per generare ricchezza, ma una comunità in cui i lavoratori, in quanto reale motore dell’azienda, potessero essere protagonisti e beneficiari di un sistema più equo. Il concetto di comunità era, dunque, alla base delle sue riforme: ancor prima che i sindacati lo richiedessero ridusse le ore di lavoro, offrì tre settimane di ferie, e introdusse corsi di inglese, cinema, biblioteche e persino riparatori di biciclette all’interno delle sue fabbriche. L’azienda doveva essere un luogo che nutrisse non solo la produttività, ma anche la dignità umana dei lavoratori, restituendo loro tutto ciò che abbandonavano per recarsi lì. Le sue idee, forse perché troppo rivoluzionarie, non trovarono subito terreno fertile, e il movimento che fondò, “Democrazia senza partiti”, non ricevette adesioni. Olivetti, tuttavia, ci ha lasciato un’eredità di pensiero che continua a ispirare tutt’oggi. Il suo approccio alla produzione e al lavoro era in contrasto con la visione dominante del mercato, che spesso considera il lavoratore come una merce -parliamo infatti di un “mercato del lavoro”, uno strumento da sfruttare per ottenere il massimo profitto. Gramsci ci parlava dell’operaio come fosse un “gorilla ammaestrato”, descrivendo come il potere si radichi nella società, manipolando le masse e riducendo gli individui a mere pedine. Olivetti, invece, si proponeva di invertire questa logica: il suo sogno era quello di creare una società in cui l’individuo non venisse mai sopraffatto dal potere, ma fosse libero di esprimere il proprio talento, di crescere e di contribuire alla collettività. Il lavoro doveva
essere un atto di riscatto, non di sottomissione. Un altro aspetto straordinario del pensiero di Olivetti era la sua consapevolezza dell’importanza di radicare l’impresa, vista come parte integrante della società, nel territorio e nella comunità. Investire nell’azienda significava investire nel benessere dei lavoratori e nella prosperità del territorio, restituendo a quest’ultimo ciò che aveva ricevuto da esso, e contribuendo non solo al profitto ma anche al miglioramento delle condizioni sociali, culturali e ambientali. Nella nostra società, la sua è una visione più attuale che mai: la sostenibilità sociale e ambientale non sono concetti vuoti, ma devono tradursi in azioni concrete. In un mondo dominato sempre più dal “greenwashing” e dove le nostre scelte economiche si traducono in un “voto nel portafoglio”, il pensiero di Olivetti ci invita a riflettere sul nostro ruolo come consumatori e cittadini. In quanto studenti di un liceo economico-sociale siamo chiamati a raccogliere l’eredità di Olivetti, a costruire un mondo in cui l’impresa sia un motore di cambiamento positivo e in cui il lavoro non sia alienante ma una fonte di realizzazione personale e collettiva. La campana che Olivetti ha fatto suonare per noi non deve mai smettere di vibrare: è il suono di un futuro in cui tutti possano vivere con dignità, libertà e speranza.
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