La libertà di essere e di amare

di Angela Fazzone della 5ªSA1 E Camilla Zocchi della 5ªES1

In occasione della Settimana della Memoria in ricordo delle vittime dell’Olocausto, il giorno 30 Gennaio, le studentesse e gli studenti della classe 5ªSA1 e della 5ªES1, accompagnati dal Professore Maurizio Cuzzupè e dalla Docente Alessandra D’Emilio, hanno assistito alla proiezione del docufilm “LILIANA”, realizzato da Ruggero Gabbai, un omaggio alla straordinaria storia della Senatrice a vita Liliana Segre. L’evento è stato organizzato dalla Prefettura di Benevento, in collaborazione con il “Laboratorio interdisciplinare sulla Shoah” promosso dall’Università Giustino Fortunato e diretto dal Professor Paolo Palumbo.

A questa iniziativa hanno preso parte le autorità civili e militari della provincia, partendo dal Sindaco Clemente Mastella, dall’Arcivescovo Felice Accrocca e dal Prefetto di Benevento, Raffaela Moscarella, la quale nel rivolgere un saluto ai giovani presenti, ha sottolineato come ancora oggi sia importante fare memoria, non lasciare spazio all’indifferenza, non voltarsi dall’altra parte di fronte alle discriminazioni quotidiane, non accettare alcuna forma di violenza, né fisica né verbale.

Ma le parole che più di tutte hanno toccato l’animo di noi ragazzi sono state quelle pronunciate dall’ Arcivescovo Accrocca: “L’uomo è uno scrigno pieno di memoria. Senza di essa l’umanità scompare”. Ancora una volta ci è stato offerto uno spazio di riflessione profonda e autentica sul significato della memoria storica, sull’importanza dell’individuo e del valore che assume la propria testimonianza.

Con una narrazione toccante e attenta, con voce nitida e intensa, la coraggiosa Liliana Segre ripercorre con determinazione e discreta sensibilità, i dolorosi episodi della sua infanzia, dall’arresto nel carcere di San Vittore a Milano, alla deportazione nel campo di sterminio di Birkenau-Auschwitz, dove all’età di tredici anni, diede l’ultimo struggente addio a suo padre. Il suo racconto continua con l’entrata all’interno della baracca nella quale denudata, rasata e tatuata (75190) subì una spersonalizzazione. Costretta ad affrontare ogni giorno un’esperienza squassante, circondata da pianti, disperazioni, preghiere e silenzi, quella povera ragazzina si era nutrita di odio e vendetta. Ma nel momento in cui la vita le offrì la possibilità di rendere giustizia alla sua famiglia e a tutte le persone che aveva visto morire, lei che aveva sempre scelto la vita, scelse di continuare a percorrere la strada che l’aveva resa una donna libera, una donna di pace.

Significativi sono stati gli interventi dei suoi familiari, i quali hanno contribuito alla comunicazione di un messaggio decisivo: l’importanza della famiglia. Le lacrime di gioia alla nascita di un figlio, il coraggio di esprimere la parte più buia della vita e il recupero della propria identità, sono gli aspetti che rendono Liliana Segre, oltre che una Senatrice a vita, una madre e una nonna. Da riflessioni come questa, abbiamo compreso che la storia non è solo una successione cronologica dei grandi eventi che leggiamo sui libri, ma è interconnessione tra persone ed emozioni, condivisione di idee, resistenza alle avversità, in nome di un bene che non ha fine: la libertà di essere e di amare.